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Il tuo braccio
è come il prato
dove l’erba cresce alta
e nel vento del mio respiro
balla. |
Dentro la chiesa
ci resta ancora un reliquario.
Una scatola nella forma di una finestra
apre per rivelare
il sole
e le case
e gli alberi.
Una volta ho aperto questo reliquario
e invece sono saltati fuori
mille anni di pietra.
Incontro ai miei occhi
erano le rovine
e la novità
e l’abbandono recente.
Nel chiudere la scatola
dentro rimaneva tutto
mentre fuori si sentivano
il vuoto
e il freddo
e la solitudine.
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Il mio giardino è una vigna. Prendo le foglie che sono state tagliate dagli alberi e metto la mia firma in strisce nere di liquido. Io do quest’inchiostro come l’acqua e la carta lo beve con la sete di uno che sta attraversando il deserto. Quando la pagina è piena, vedo il disegno dei vini che sono cresciuti a coprire la superficie. Vedo le parti dove le uve sono cadute e dove ho passato sopra lasciando un po’ di sangue della frutta sulla terra. Vedo anche le parti dove ho inzuppata troppo la pagina con strisce feroce cancellando la mia pianta sofferente che affoga in quel mare nero.
Il momento più brutto è, quando vedo davanti a me la pagina vuota da troppo tempo, quando lo lascio seccarsi e soffrire in quella attesa di secoli, quando non so cose posso dare da mangiare alla mia pianta. Quando non ho nulla da darle. Questi sono i momenti di buio. Questi sono i momenti da strappare la pagina e tagliarmi le dite con gli angoli del mio prato. Sembra una follia buttare quella pagina perfettamente pulita, ma non mi chiama. Lei appartiene a qualcun altro e devo lasciare che se ne vada da me. Non mi forzo su di lei, non posso rapinare la sua vita per scrivere sopra la mia. Devo staccarmi dalla scrivania e uscire.
Però ci sono anche le foglie che mi attirano con la forza di un magnete e mi sento da dentro il corpo il desiderio di andare verso quella foglia, sporcarmi le mani con l’inchiostro e scavare il buco per il prossimo seme da coltivare. Io in quel momento divento una parte del mio giardino. Io sono il serpente che gira intorno ai rami per toccare tutte le parole che scorrono sulla pagina. Io provo ad entrare nella pagina e mi bagno tutto con l’inchiostro e fango mentre le mie uve maturano. E dopo raggiungo il momento e posso bere io quel vino. Ogni volta che arriva alle labbra ha un diverso sapore. Un momento può essere dolce, un altro amaro e un altro ancora, sa di fiori, cannella, caffè, cioccolato, legno...
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